HomeScienza & TecnologiaAbbiamo testato… “Stray”, un viaggio felino nella città dei robot perduti

Abbiamo testato… “Stray”, un viaggio felino nella città dei robot perduti

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“Stray”: giochi nei panni di un gatto rosso perso in una città cyberpunk.

Alla periferia di una cittadella di cemento soprannominata “la città morta”, in un ambiente in cui la vegetazione ha preso il sopravvento, un gatto rosso si erge sulle sue zampe. A testa alta, cammina come se il mondo gli appartenesse e si precipita agilmente di tubo in tubo in cerca di cartone su cui dormire o qualche goccia di acqua piovana da accarezzare. Separato accidentalmente dalla sua famiglia, finisce per ritrovarsi nel mezzo della città morta, le cui spesse mura non lasciano penetrare la luce del giorno. Questo gatto, spetta al giocatore incarnarlo per le poche ore che dura Randagioin uscita martedì 19 luglio su PC e PlayStation.

Le ambientazioni in cui si svolge la trama del gioco sono ispirate alla cittadella di Kowloon, a Hong Kong, in particolare nota per essere stata il quartiere più densamente popolato del mondo prima della sua demolizione nei primi anni ’90. le architetture in tutta verticalità, i vicoli illuminati dal pallido bagliore delle luci al neon e le piccole botteghe improvvisate.

In questo luogo popolato da robot, ognuno ha una storia da raccontare: c’è Morgus, che è stato programmato per fare il musicista ma non conosce nessuna canzone; La nonna, che si vanta di aver lavorato a maglia l’equivalente di 770 chilometri di poncho durante la sua vita; o Roshee, che passa il suo tempo a prendersi cura delle piante che possono crescere senza luce naturale. Nessuno di questi personaggi conosce il mondo esterno, ma tutti hanno un’opinione al riguardo: alcuni sognano di scappare per scoprirlo da soli, mentre altri rimangono fermamente convinti che il cielo azzurro sia solo un mito. Tutti invece temono gli Zurk, specie di tardigradi dagli occhi lucidi, che possono rosicchiare il metallo e proliferare nelle fogne della città.

Gli androidi sognano gatti elettrici?

La genesi di Randagio repose sur une idée toute simple : laisser le joueur explorer une ville à hauteur de chat, en lui donnant la possibilité de se faufiler dans n’importe quel recoin et de sauter sur tout ce qui peut faire office de plate-forme – qu’il s’agisse d’une pile de livres poussiéreux, de climatiseurs accrochés sur les façades des immeubles, ou, comme l’y contraint son ADN de félin en quête d’attention, du clavier de l’ordinateur d’une personne en train de lavorare.

Per chiunque abbia mai sognato di essere un gatto, Randagio pullula di interazioni tanto meravigliose quanto inutili: è possibile ad esempio far cadere oggetti con aria distratta non appena si sente il bisogno di farlo, farsi accarezzare da robot che la nostra sola presenza sembra addolcire o addirittura graffiare bracciolo di un divano.

A parte questi piaceri superflui, per avanzare nel gioco sono necessarie alcune interazioni, il cui obiettivo è uscire dalla cittadella e svelarne i misteri: graffiare una porta in attesa che qualcuno si degni di aprirla, miagolare per ottenere un l’attenzione del nemico, salta in un secchio per attraversare la città con la zipline o ribalta un ostacolo con una tavola. Nella sua ricerca, il nostro gatto randagio è assistito da un piccolo robot amnesico di nome B12, in grado di tradurre il linguaggio dei robot e fungere da inventario.

Se è piuttosto limitato in termini di libertà di approccio,

Al buon gatto, al buon Zurk

Come gli ambienti semiaperti che il gioco ci fa vedere in seguito, la prima zona della cittadella è magnifica e ricca di dettagli, a volte incastonata dietro le assi di un appartamento barricato o tra i cumuli di immondizia che si accumulano nel cuore di un edificio decrepito. Randagio è un gioco narrativo, che ha una miriade di enigmi da risolvere e in cui l’esplorazione è sempre soggetta a condizioni: è possibile saltare solo quando il tasto corrispondente viene visualizzato vicino a una piattaforma predefinita. Anche nelle sue fasi di azione e infiltrazione, offre poca libertà di approccio, oltre ad essere relativamente breve: concedetevi sei ore per completare l’avventura e altre due per completare tutte le missioni.

Ma con la sua magistrale direzione artistica, l’eccellente colonna sonora e la sceneggiatura che origlia sia la fantascienza che l’horror, Randagio è un successo, se la prendi per quello che è: un’avventura narrativa, che è la prima in assoluto di uno studio indipendente, in parte composto da artisti che firmano lì il loro primo gioco, se gli sviluppatori hanno scelto di far convivere un gatto con i robot è anche per ragioni tecniche: gli esseri umani erano troppo difficili da modellare correttamente per una piccola squadra. È da questo vincolo che nasce la forte identità di Randagio – che, per mancanza di caratteri umani, racconta comunque una storia piena di umanità.

Il nonno dei pixel

Ci piaceva:

  • La bellezza e la cura dei dettagli degli ambienti da esplorare, il tutto in verticalità
  • L’animazione del gatto, i suoi piccoli miagolii e le sue fusa che fanno vibrare leggermente il controller
  • La storia, che conosce cambiamenti di atmosfera che sarebbe criminale svelare

Ci è piaciuto di meno:

  • Esplorazione limitata
  • La breve durata e la rigiocabilità limitata

È più per te se…

  • Ti sei sempre chiesto cosa si prova ad essere un gatto che suscita amore e tenerezza anche quando si accontenta di incatenare atti egoistici e sconsiderati
  • Cercando disperatamente l’anello mancante Blade Runner et La spia di velluto
  • Ti piacciono i giochi narrativi brevi e ben scritti

Non fa per te se…

  • Credi che i gatti siano creature detestabili che non meritano l’amore degli uomini (e ancor meno quello dei robot)
  • Sogni un vasto parco giochi dove è possibile saltare su qualsiasi piattaforma senza doversi preoccupare della buona volontà degli sviluppatori
  • Non ti piace essere preso per mano

Nota sui pixel:

Otto gatti su nove vivono

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