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Applauso finale per il consiglio scientifico

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“È una forma di addio oggi. » Dal suo ufficio, dietro lo schermo del suo computer, il presidente del consiglio scientifico, Jean-François Delfraissy, ha organizzato, giovedì 21 luglio, l’ultima conferenza di questo oggetto scientifico non identificato apparso all’inizio della crisi sanitaria del Covid-19. In un esercizio di comunicazione con cui avranno affrontato ben poco durante la loro “due anni e quattro mesi di duro lavoro”, i consiglieri hanno presentato quella che sarà la loro opinione finale. Né «testamento» in “feedback”ce 75e opinione, pubblicata il giorno prima, è piuttosto intesa ” una bussola “ per i prossimi mesi. Un prezioso documento di 62 pagineche sintetizza oltre due anni di esperienza e monitoraggio scientifico.

Guarda la grafica: Covid-19: il cruscotto dell’epidemia

Prima osservazione senza sorpresa: la pandemia non è finita. Primo a brevissimo termine, dal momento che la settima ondata si sta allontanando ma non ha ancora raggiunto il picco in ospedale. Ma anche a medio termine, visto che possiamo aspettarci la comparsa di nuove varianti. Se il virus sta circolando endemico, il rafforzamento dell’immunità collettiva fa sperare in una migliore protezione contro le forme gravi della malattia. “Questo contesto suggerisce che l’impatto di SARS-CoV-2 diminuirà gradualmente, ma non prevede l’assenza di picchi di circolazione del virus a breve termine”scrivono gli scienziati.

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Si profilano infatti tre scenari per i prossimi mesi. Prima ipotesi: le ondate epidemiche continueranno a susseguirsi con la comparsa di nuove sottovarianti di Omicron, come è avvenuto in Francia con BA.1, seguito da BA.2 poi BA.5. Il tutto con minore impatto ospedaliero rispetto alle varianti precedenti. Secondo scenario: una nuova ondata stagionale in autunno con la stessa sottovariante BA.5 o un’altra geneticamente vicina, per la quale si può sperare in un impatto ospedaliero “gestibile”. Infine, uno scenario meno favorevole: l’emergere di a « variante X » con fuga immunitaria o più grave, con impatto imprevedibile. “Probabilmente non è lo scenario più rischioso, ma è possibile”ha commentato il virologo Bruno Lina.

“Una forma di oblio”

In questo contesto epidemiologico, gli esperti si pongono la domanda su cosa significhi concretamente “vivere con il virus”, la strategia adottata dalla comparsa di Omicron, a fine dicembre 2021. Più contaminazioni, ma meno gravità clinica: l’ospedale è riuscito ad assorbire ancora una volta lo shock. Tuttavia, negli ultimi cinque mesi, 25.000 persone sono morte a causa del Covid-19. Una cifra più alta in termini assoluti rispetto alle ondate precedenti, ma “che non ha ancora suscitato una reazione particolarmente forte tra la popolazione”possiamo leggere nell’avviso.

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