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Dalla carenza di medici generici alle emergenze, il sistema assistenziale ospedaliero è sull’orlo dell’annegamento

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ReportageAd Orléans, i caregiver sono esausti. Mancanza di considerazione. L’assenza di prospettive. Esaurimento post Covid-19. Al di là della crisi più visibile, quella delle emergenze, descrivono un sistema che va verso una “catastrofe”.

Coline Boucher, 29 anni, una mattina era seduta su un letto vuoto in un pronto soccorso, più tranquilla delle altre. Spolverò il materasso prima di sistemarsi. Un momento di tregua. E di rabbia fredda, profonda, di quelle che fanno cambiare la vita. Infermiera da sei anni, lascerà l’ospedale di Orleans. Il ras-le-bol ha prevalso. Mancanza di considerazione. L’assenza di prospettive. Esaurimento post Covid-19.

Coline Boucher racconta il suo primo congedo per malattia, nel dicembre 2021. Descrive le lacrime nel servizio, di infermieri o medici, la mattina prima di assumere il loro incarico, in servizio pieno, o la sera nei servizi igienici, quando i colleghi cancellano il tracce sul loro trucco dicendo: “No, no, non è niente, non preoccuparti. » “Il costo personale è così alto. I giorni sono così duri. Non volevo più uscire, volevo solo andare a casa. »

Coline Boucher, infermiera del pronto soccorso dell'ospedale Source, a Orléans, il 15 giugno 2022.

Cosa farà dopo? Lei non sa. «Forse provvisorio. » Ma se ne va sapendo cosa non vuole più sopportare. “Il fattore scatenante, per me, è stato rendermi conto di essere cambiato e che in fondo non ero più una badante. Mi sono sentito infastidito quando i pazienti hanno chiesto dell’acqua. Quando le famiglie hanno chiamato, non ho avuto la forza di rispondere. Non volevo nemmeno più ascoltare. Parto per salvarmi, per non soffrire, per non venire con un groppo allo stomaco. » Coline Boucher lasciò passare un momento. “Vedo che siamo pedine, siamo nomi nei quadrati. »

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Le parole della giovane infermiera si uniscono a quelle di tante altre a Orléans, pronunciate nel mezzo di una telefonata, nelle risate e nel calore di una toilette, durante una pausa sigaretta, nella calma ingannevole della maternità, nel frastuono dell’emergenza cura, nel trambusto dei servizi o nel silenzio degli studi medici in città.

Sono parole che prendono strade diverse, ma che finiscono per esprimere tutte la stessa paura: la morte dell’ospedale pubblico, come quella di un malato la cui prognosi non è più in dubbio, il corpo sociale esausto, gli organi istituzionali falliti, la speranza scomparsa .

Ondata di partenze del caregiver

infermieri. Medici. ostetriche. Assistenti infermieristici. Vecchi saggi. novizi. Capi. Non classificato. Tutti, o quasi, raccontano la spirale di fallimenti, mancanze, scelte anche politiche, che portano il sistema sanitario nel suo complesso, non solo l’ospedale, sull’orlo del “annegamento”da ” catastrofe “del’“indegnità” e alcuni “abuso” – questo termine che ricorre spesso ai pazienti e agli stessi caregiver.

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