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il governo manterrà l’obbligo di vaccinazione per gli operatori sanitari, previo parere dell’Alta Autorità sanitaria

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Un'infermiera nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale universitario di Strasburgo, 13 gennaio 2022.

Atteso con impazienza sull’argomento, l’Alta Autorità per la Sanità (HAS) ha raccomandato, con avviso pubblicato venerdì 22 lugliodi mantenere l’obbligo di vaccinazione contro il Covid-19 per il personale che lavora negli istituti sanitari e medico-sociali.

Il ministro della Salute, François Braun, ha annunciato a fine mattinata, durante un viaggio a Seine-et-Marne, che il governo stava seguendo il consiglio delle autorità scientifiche, specificando che avrebbe riunito “dall’inizio della prossima settimana i sindacati per spiegare loro la situazione”.

L’autorità indipendente lo ritiene “nell’ambito di una settima ondata, vista l’efficacia dei vaccini e le incertezze sul perdurare dell’epidemia, (…) i dati non sono tali da rimettere in discussione oggi questo obbligo di vaccinazione”. Gli esperti sottolineano che queste raccomandazioni potrebbero cambiare in futuro. “a seconda dei nuovi dati disponibili”.

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Una posizione che sarà tanto più vagliata in quanto ha assunto una dimensione particolare per il vivace dibattito attorno al disegno di legge sulla salute all’esame del Parlamento. Dall’11 luglio il mantenimento dell’obbligo vaccinale per i caregiver ha cristallizzato le tensioni attorno a questo testo, che deve determinare le misure di contrasto al Covid-19 destinate a proseguire dopo la fine dello stato di emergenza sanitaria, prevista per il 31 luglio. Il ministro della Salute, che aveva inizialmente assicurato che la questione della reintegrazione del personale sospeso per non vaccinazione non era “Non aggiornato”ha finalmente annunciato che lui “si piegherebbe al parere delle autorità scientifiche” su questo argomento.

Il testo, adottato dalla commissione paritetica giovedì 21 luglio da deputati e senatori, prevede anche un articolo 2 bis specificando che se il parere della HAS è che l’obbligo di vaccinazione non è più giustificato “vista l’evoluzione della situazione epidemiologica”quindi il personale infermieristico sospeso potrebbe essere reintegrato.

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Nel suo parere, l’HAS insiste particolarmente sulla sicurezza dei vaccini attualmente disponibili in Francia (tutti basati sulla tecnologia dell’RNA messaggero, a parte il vaccino proteico di Novavax, che è molto poco utilizzato). Gli ultimi dati, oggetto di un precedente avviso il 13 lugliomostrare “rinnovata protezione contro le infezioni grazie alla dose di richiamo (per la maggior parte delle persone questo significa una terza iniezione). “La protezione del vaccino è compresa tra il 45% e il 55% contro le infezioni sintomatiche e circa l’80% contro le forme gravi nei tre mesi successivi alla sua iniezione”, specifica l’autorità. Dopo questi tre mesi, “è probabile che l’efficacia residua persista a lungo termine”. In conclusione, un programma vaccinale completo riduce il rischio di essere contagiati e di trasmettere la malattia. Elemento che deve condizionare, secondo l’HAS, qualsiasi obbligo di vaccinazione.

“Problema etico”

Con precedente avviso pubblicato il 16 luglio 2021l’HAS ha sostenuto che la decisione di rendere obbligatoria la vaccinazione dovrebbe basarsi anche su altri due punti: « giusto l’equilibrio tra diversi diritti fondamentali” che sono la libertà di scelta, la salvaguardia delle persone e il diritto alla salute, e di tenerne conto “considerazioni convincenti di salute pubblica”quali la situazione sanitaria, la dinamica dell’epidemia e la prevista efficacia della misura.

Tenendo conto di questi elementi, aveva già deciso lo status speciale dei caregiver evidenziando la“una questione etica tanto quanto una questione di salute pubblica” vaccinazione degli operatori sanitari “e più in generale di coloro che hanno contatti frequenti e stretti con persone vulnerabili”. La vaccinazione dei caregiver serve sia a proteggere questi professionisti dalle forme gravi di Covid19, ma anche e soprattutto a per limitare il rischio di trasmissione (…) alle persone di cui si prendono cura, in particolare i più fragili e gli anziani residenti nelle case di cura e negli USLD [unité de soins de longue durée] “. Sullo sfondo, gli esperti insistono su questa importante idea di preservare il corretto funzionamento del sistema sanitario limitando l’assenteismo.

L’autorità ha anche ricordato, in questo parere pubblicato lo scorso anno, che l’obbligo di vaccinazione è già in vigore in Francia, poiché undici vaccini sono già obbligatori per i bambini. Gli stessi operatori sanitari devono essere vaccinati contro l’epatite B, la difterite, il tetano e la poliomielite.

Sebbene questa raccomandazione abbia un impatto politico significativo, non è in contrasto con le posizioni assunte da altri scienziati. All’inizio della settimana, martedì, chiamata anche l’Accademia di Medicina “oltrepassare il limite” dell’obbligo di vaccinazione, sollecitando con un comunicato l’estensione del pass vaccinale ai luoghi di lavoro, ai negozi e ai trasporti pubblici.

Al di là dell’aspetto sanitario, diverse figure sono state avanzate dal governo per difendere la manutenzione del dispositivo, e per respingere le argomentazioni dei difensori di una reintegrazione dei caregiver non vaccinati. Ciò si presenta come tanto più necessario con la crisi che molti ospedali stanno attraversando in questi mesi, a fronte di una carenza di operatori sanitari.

È solo lo 0,53% del personale interessato da tale obbligo, cioè poco meno di 12.000 persone, nelle file delle badanti ma anche del personale amministrativo e tecnico, ad oggi sospeso, ha affermato François Braun al inizio del dibattito parlamentare. Il medico d’urgenza ha poi riferito più precisamente, davanti ai senatori, di 2.605 sospensioni nel settore sanitario.

Il portavoce del governo, Olivier Véran, ha parlato da parte sua “600 infermieri che restano sospesi, su 240mila dipendenti”, “su tutto il parco ospedaliero, pubblico e privato”così come “75 medici e farmacisti su un totale di 85.000” e 100 infermieri nelle case di riposo, cioè “in media una ogni 70 case di riposo”.

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