HomeScienza & TecnologiaReintegrare i caregiver non vaccinati, una crociata pericolosa

Reintegrare i caregiver non vaccinati, una crociata pericolosa

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eel giugno i francesi si diedero un’Assemblea nazionale che rifletteva molto più fedelmente di prima il reale stato politico del paese. Possiamo rallegrarci di questa migliore rappresentanza, nonché del forte ritorno di un Parlamento che ora è l’arbitro imprescindibile delle scelte politiche. Sarebbe ancora necessario che le opposizioni esercitino il loro potere in modo costruttivo e responsabile. Non è così quando, in un’inquietante convergenza, funzionari eletti della Nuova Unione Popolare, Ecologica e Sociale (Nupes), Repubblicani (LR) e Raduno Nazionale (RN) difendono il reinserimento del personale del sistema sanitario. servizi di soccorso sospesi perché non vaccinati contro il Covid-19.

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L’obbligo di vaccinazione è entrato in vigore il 15 settembre 2021, con il sostegno quasi unanime degli operatori sanitari. Si è ritenuto ovvio, per quanto riguarda il personale che, attraverso le proprie funzioni, si affianca alle persone più esposte al Covid, di cui sono responsabili della tutela della salute. Anche il fatto, per loro, di essere costretti a vaccinazioni specifiche, come quella contro l’epatite B, era stato fino a quel momento poco dibattuto. L’attuazione di questo nuovo obbligo ha suscitato forti tensioni. I caregiver hanno sostenuto la mancanza di senno di poi o di efficienza, o di convinzioni personali, per rifiutare la vaccinazione e le sospensioni dovevano essere pronunciate.

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La “ferma opposizione” di l’accademia di medicina

Mentre SARS-CoV-2 continua a circolare con forza e il vaccino protegge dalle forme gravi della malattia, reintegrare chi lo rifiuta equivarrebbe a cedere ad argomenti antiscientifici e a rinunciare a un fondamento della politica di sanità pubblica che fa vaccinazione riflesso di protezione collettiva e presuppone l’esemplarità dei caregiver. Come potrebbero i pazienti mantenere la loro fiducia negli ospedali, nelle cliniche o nelle case di cura, il cui personale si rifiuta di attuare il consenso scientifico nazionale e internazionale? “Nessuna delle argomentazioni rimaneggiate può validare scientificamente il rifiuto di farsi vaccinare”, chi, se lo è « rispettabile », riposo “incompatibile con la professione di badante”, ha appena stimato l’Accademia di Medicina, ribadendo la sua “forte opposizione” al reinserimento dei non vaccinati.

Quanto alle argomentazioni secondo cui tale reinserimento consentirebbe di alleviare la grave carenza di personale medico, o addirittura di combattere più efficacemente gli incendi boschivi, non resistono alle cifre. Come sostenere che ci sarebbe un rimedio a una crisi sistemica massiccia, quando solo 600 dei 240.000 infermieri ospedalieri e 75 medici e farmacisti ricoverati in ospedale su 85.000 mancano? Se nel complesso le 12.000 persone sospese rappresentano solo lo 0,53% del personale interessato?

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Suggerire, come alcuni sostengono di sinistra, di destra e di estrema destra, che il ritorno dei non vaccinati risolverebbe la crisi dell’ospedale e servirebbe alla giustizia e alla pace civile è una pericolosa demagogia. Cedere a queste argomentazioni, al contrario, alimenterebbe la sfiducia nei confronti del sistema sanitario e della razionalità scientifica e alimenterebbe i conflitti all’interno dei team sanitari. Continuando questa crociata dannosa, le opposizioni darebbero una scarsa anticipazione del ruolo che possono svolgere durante un mandato di cinque anni che si preannuncia così irto di sfide.

Il mondo

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